Per me, la vita è il dono più grande che potessimo ricevere, anzi, un regalo più grande non ci potrebbe mai più essere donato. Chi, però, ci ha donato questo regalo??? Chi l'ha aperto per noi, dato che noieravamo troppo piccoli per aprire un pacchetto quando siamo nati??? Cosa contiene??? Chi risponderà a tutte queste domande??? La risposta a tutto ciò è Dio perchè egli ce l'ha donato, egli l'ha aperto, egli ci è dentro col suo amore per noi, egli ci risponde... E, quindi, cos'è la vita??? Io risponderei ancora Dio perchè la mia vita, e spero anche la vostra, è determinata, scelta, decisa, piena, colma... di Lui. E per voi???
Teresa
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Caro visitatore..
In questo blog si parla di molte cose, principalmente sono argomenti scolastici ma non ti preoccupare..!
C'è uno spazio dedicato anche ad altro dove si discute ciò che avviene nel mondo. Vorremmo, con questo blog, comunicare il senso di ciò che vediamo accadere e coinvolgere chi ci vorrà leggere.
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martedì 22 marzo 2011
Cosa vuol dire, per te, la parola "vita???"
lunedì 24 maggio 2010
la poesia

Mattina
m'illumino
d'immenso
Parafrasi:
Io in una mattina di sole godo dell'immensa realtà che ho davanti.
Io sono fatto per quell'immenso di questa bellezza.
Dannazione
chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
perchè bramo Dio?
Parafrasi:
Io chiuso tra la mortalità
(ed anche il cielo scomparirà)
perchè io desidero Dio?
perchè io che sono finito desidero l'infinito?
Il vero senso della vita si trova in queste poesie
perchè sono:
" Densità di parole e d'attesa "
GIUSEPPE
UNGARETTI
sabato 8 maggio 2010
Il finito e l'infinito_VI
M. Buonarroti, Pietà Rondanini (particolare)
"Che l'io, che il finito, sia capace dell'infinito - capace cioè di accoglierlo, non di produrlo, capace di esserne raggiunto e scoprire che ne è fatto e ne dipende - ce ne accorgiamo grazie al sorgere in noi dell'ammirazione, perché quando incontriamo la realtà che ci viene incontro, possiamo ancora chiedere 'perché?'" (C. Esposito et al., Finito Infinito. Letture di filosofia)
Ci siamo mai chiesti come mai, nell'epoca nella quale viviamo, sia sempre più difficile e sempre meno lodevole manifestare ammirazione per qualcuno o qualcosa...?
Ammettere di avere necessità di ammirare (ad-mirare...) la realtà non potrebbe significare ammettere di avere 'esigenza e desiderio di infinito'? Saremmo tutt'altro che deboli se ce lo concedessimo.
SB
mercoledì 5 maggio 2010
Il finito e l'infinito_V: il concetto della sera negli scrittori.
Il concetto della sera in Pascoli.
Una lirica che svela il concetto della sera come tramonto della vita è "La mia sera" di Giovanni Pascoli. Qui, il poeta vuole descrivere la "sua" sera, non una sera qualsiasi, la "sua".
Dopo aver vissuto una vita molto tormentata, con il lutto del padre avvenuto nella più tenera età del poeta e il profondo dolore provato, dopo aver trascorso la sua esistenza come un giorno molto agitato e triste, "Nel giorno, che lampi! Che scoppi!", quella che sembrava "infinita tempesta", è ora "finita in un rivo canoro". La sera è il tramonto della vita, il suo crepuscolo.
"Che pace, la sera!"
La mia sera" è una poesia molto ricca di emozioni, che il poeta paragona alle esperienze della sua vita. Ha capito che la sua morte è ormai vicina e sente un sapore quasi agro-dolce, perché nel momento stesso in cui si ferma a riflettere, riaffiorano alla sua mente tutti i ricordi della vita, come quello della madre: "canti di culla... sentivo mia madre... poi nulla". In questi istanti, egli non sente più niente, sono gli ultimi di una vita lunga e sofferta, che ora trascorre più serena.
[...]
"La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell' ultima sera."
[...]
Il testo della poesia è tratto da:
Sara e Maddalena, III B, Pontremoli.
martedì 4 maggio 2010
Il finito e l'infinito_IV
Ho inserito, sul blog Luisascuola, un commento che qualche mese fa mi aveva lasciato Federica Proserpio (IIIB), a proposito del senso che lei aveva trovato nello studio dell'evoluzione e soprattutto dell'Uomo.
Mi sembra che la questione sia sempre la stessa: noi siamo il punto in cui finitudine e infinito - miracolosamente! - giungono a sfiorarsi.
SB
lunedì 3 maggio 2010
Il finito e l'infinito_III: il concetto della sera negli scrittori.
Il concetto della sera nel Foscolo.
La sera, da molti autori, è intesa come il tramonto della vita, ovvero la morte.
Ugo Foscolo, scrive una poesia che intitola: "Alla sera". Questo famoso autore sente la sera, cioé la morte, come un momento tranquillo e dolce della sua vita, che è stata squarciata da molti lutti e dolori familiari. Questi mali sono stati come lampi a cielo aperto per lui. In questa splendida poesia, esprime il dolore e la tristezza che lo hanno accompagnato durante il corso della sua vita.
La fine della giornata è descritta dal Foscolo come portatrice di tramonti estivi con la lieve carezza di brezze molto delicate. Per questo poeta, la sera è desiderata perché vista come momento di pace e di riflessione. E' anche l' anima confidente del Foscolo, in cui egli riflette sulla propria vita e sulla sua morte, che sente ormai vicina.
La bellezza della sera è colma di molta malinconia, ed è per lui solo l' inizio della vera luce.
Alla sera
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera? E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zefiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier sull' orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
Foscolo, Poesie. : L. Navello, F. Nasi, Librarsi, Paravia 3A, 1997.
Sara e Alexandra, III B Pontremoli.
sabato 24 aprile 2010
Il finito e l'infinito_II
Qui ho inserito il secondo (il primo è stato il post di Sara, della IIB del'ICFerrari di Pontremoli...) tassello della condivisione che abbiamo avviato sul tema 'Infiniti'.
Speriamo che ne emerga un mosaico ricco e sfaccettato, dalle... infinite tessere!
Buon lavoro a tutti i ragazzi che, in quest'opera che trascende le barriere geografiche delle nostre scuole, si vorranno coinvolgere...
SB
venerdì 23 aprile 2010
Il finito e l'infinito_I
I concetti di finito e di infinito possono essere avvicinati a quelli della morte e dell' immortalità sui quali si sono espressi molti poeti.
"L' infinito silenzio" ricorda "l' eterno" e il passare del tempo. A questi due concetti il Leopardi unisce quello di immensità: "Così tra questa immensità s' annega il pensier mio".
Possiamo accostare il concetto di infinito a quello di Dio in Manzoni: "Dio, Dio" interruppe l' Innominato: "sempre Dio".
Il finito è "quel tempo della tua vita mortale" che Leopardi ricorda con malinconica nostalgia nella figura di Silvia; finita è la giovinezza: "Ahi come, come passata sei" e con essa "Anche perìa fra poco la speranza mia dolce".
Altri poeti uniscono il concetto di finito e di morte con quello della sera.
Sara, III B, Pontremoli.
giovedì 8 aprile 2010
LETTURE
Come già annunciavo nel post precedente, sono immersa in una lettura sconvolgente.
Al termine di essa, e dopo necessaria ed attenta riflessione, dirò qualcosa.
Per ora, non posso trattenermi dal riversare qui, in questo spazio fatto da gente che ha a cuore e che sta vivendo la scoperta e la conoscenza (poco importa se abbia dodici anni oppure quaranta!), una breve serie di parole.
Spero possano trafiggervi come hanno trafitto me...
"Quando c'è di mezzo l'infinito, il solo modo di conoscere è sapere il perché."
O no...?
SB
sabato 3 aprile 2010
UN INCONTRO IMPREVISTO...
Un incontro imprevisto - mercoledì 31 marzo - ci ha dimostrato che l'idea dell'albero di Pitagora è nata in una sala d'attesa grazie ad un pavimento di piastrelle di forma quadrata...!Ecco: se tagliamo un quadrato a metà otteniamo due triangoli rettangoli isosceli.
Ne prendiamo uno.
Ora disegnamo sui cateti due quadrati e sull'ipotenusa un altro quadrato la cui area sia la somma delle aree degli altri quadrati disegnati sui cateti.
Osserviamo ora quanti "pezzi" triangolari sono comparsi in giro sul pavimento... Alcuni sono evidenti, altri sembrano un po' nascosti, ma se lo sguardo si affina e si allena...
Immaginiamo di essere Pitagora: il quadrato sull'ipotenusa va disegnato "inclinato". Come possiamo fare? Accostando un vertice di un altro triangolo rettangolo isoscele.
Così facciamo anche con quello e con i successivi. Sui nuovi triangoli che abbiamo disegnato possiamo costruire altri quadrati, andando così avanti all'infinito...
Bisogna però ricordare che questo è possibile anche con altri triangoli.
Proprio per ribadire che in ogni cosa c'è geometria...
Marta
domenica 17 gennaio 2010
INFINITO (ANCORA...?)

Ancora.
(Del resto, come potremmo pensare di esaurire la riflessione sul limite e sull'infinito attraverso un numero limitato di posts?!)
L'immagine che vedete è (ancora) un'opera del 'nostro' M.C. Escher, elaborata a partire dal simbolo che nel 1655 fece il suo ingresso nell'universo matematico: il simbolo di infinito.
Oggi mi serve per rinviare ad un articolo che appare sull'edizione odierna di Avvenire. Si tratta di un breve testo sulla storia e sul significato del simbolo in questione; il testo è tratto dal volume Le immagini della scienza, appena uscito presso Mondadori, e scritto da un'altra delle 'nostre' vecchie conoscenze, John Barrow...
Buona lettura!
P.S. Evocativo e metaforico il titolo scelto dai redattori di Avvenire per il testo in questione: "Infinito. Dove Dio divide per zero."
SB
sabato 16 gennaio 2010
LIMITE

Escher, Limite del cerchio
Fa parte della matematica 'vera' il concetto di limite, che ne fa scoprire le radici più di quanto non faccia l'ingenua devozione all'esattezza e alla 'definizione una-volta-per-tutte'.
Ben lo sa chiunque, tanto o poco matematico che sia, sia tuttavia Uomo...
Ben lo sapeva M.C. Escher, che dalla presa dell'infinito, del confine, del bordo, del limite, fu durante tutta la sua vita artistica avvinto...
E' davvero così assurdo volere... esplorare l'infinito?
SB
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