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In questo blog si parla di molte cose, principalmente sono argomenti scolastici ma non ti preoccupare..!



C'è uno spazio dedicato anche ad altro dove si discute ciò che avviene nel mondo. Vorremmo, con questo blog, comunicare il senso di ciò che vediamo accadere e coinvolgere chi ci vorrà leggere.




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martedì 22 marzo 2011

Cosa vuol dire, per te, la parola "vita???"

Per me, la vita è il dono più grande che potessimo ricevere, anzi, un regalo più grande non ci potrebbe mai più essere donato. Chi, però, ci ha donato questo regalo??? Chi l'ha aperto per noi, dato che noieravamo troppo piccoli per aprire un pacchetto quando siamo nati??? Cosa contiene??? Chi risponderà a tutte queste domande??? La risposta a tutto ciò è Dio perchè egli ce l'ha donato, egli l'ha aperto, egli ci è dentro col suo amore per noi, egli ci risponde... E, quindi, cos'è la vita??? Io risponderei ancora Dio perchè la mia vita, e spero anche la vostra, è determinata, scelta, decisa, piena, colma... di Lui. E per voi???

Teresa

sabato 4 dicembre 2010

I nomi...

Come ci ha spiegato la professoressa Butò, il nome è la prima cosa che viene decisa per noi, una cosa che durerà tutta la vita, un nome che parlarà di noi, che identificherà chi siamo, che ci distinguerà, un nome che diremo ogni volta parleremo di noi...

Ho creato questo post per paragonare le mie idee con le vostre sui nomi.

Qual è il nome che vi piace di più per una femmina?
E quello che vi piace di meno?
E per un maschio?

Il nome che mi piace di più, per un maschio, è Giacomo e, per una femmina, è Sofia.
Il nome che mi piace di meno, per un maschio, è Giancarlo e, per una femmina, Alice.

E voi???

Teresa Bartesaghi
III B

P.S. Perdonatemi se vi chiamate Giancarlo o Alice!!!

sabato 23 ottobre 2010

l'amicizia e la libertà

Penso che non servano parole per descrivere cosa significhi la parola "amicizia" perchè provandola a descrivere a parole mi sfuggirebbe qualcosa. Se invece la descrivo a gesti concreti si può capire meglio qual è il significato di questa parola!!!

lunedì 31 maggio 2010

~ A volte ~  

A volte ti senti stanca...
Stanca di dover credere a cose che per te non hanno senso...
Stanca di eseguire ordini...
Stanca di combattere per dei sogni che forse non si avvereranno mai ...




A volte ...
A volte vorresti urlare ....
Urlare al mondo intero chi sei veramente ...
Urlare che il giudizio altrui non t'interessa ...
Urlare che non t'importa cosa diventerai perchè ti basterebbe essere felice ...
 A volte ...



A volte vorresti ridere ...
Ridere felice,sincera,spensierata ...
Ridere perchè tutti abbiamo bisogno di ridere ...
A volte ...



A volte vorresti piangere ...
Piangere tutte le tue lacrime ...
Piangere di gioia o di tristezza ...
Piangere perchè in fondo piangere fa bene ...
 



A volte ...
A volte vorresti essere finalmente compresa ...
Compresa non ascoltata ...
A volte vorresti non sapere ...
Non sapere cosa ti accade intorno per poter continuare a vivere in un sogno infinito ...
Non sapere o non voler pensare a cosa il futuro ti riserverà ...
A volte ...



A volte vorresti tirare un calcio a qualcosa
e spaccare tutto ...
Tirare un calcio per sfogarti o semplicemente perchè
 ti va di farlo ...


A volte ...
A volte vorresti poter sognare ..
Sognare un mondo in cui tutti siamo uguali ...
Sognare una realtà in cui tutto è possibile ...
Sognare perchè vuoi sognare ...





A volte ...
A volte vorresti essere libera ...
Libera di fare una pazzia ...
Libera di buttarti giù da un aereo senza paracadute ...
Libera di andartene per non fare più ritorno ...




A volte vorresti scappare ...
Scappare da una realtà in cui ti senti stretta ...
Scappare da una città che non ti appartiene ...
Scappare da persone che non ti capiscono e non si sforzano
nemmeno di provarci ...


~
Poi capisci che in fondo al mondo c'è sempre qualcuno che ti vuole bene ...
Ci sono gli amici ...
Gli amici che credono in te e nei tuoi sogni ...
Gli amici a cui puoi urlare contro senza che si offendano ...
Gli amici che non ti giudicheranno mai ...
Gli amici che ti fanno ridere e quelli che ti consolano quando è il momento ...
Gli amici che ti comprendono e che ti fanno capire che in fondo la realtà anche se dura non è così male ...
Gli amici con cui puoi sfogarti e condividere tutto momenti belli e brutti ...
Gli amici con cui puoi fare una pazzia senza essere rimproverata ...
Ma sopratutto gli amici che nel momento del bisogno ci saranno sempre qualunque cosa accada ...






~ Federica Borrelli.












sabato 3 aprile 2010

RICERCA

«Tra le idee, una di quelle che più mi affascinava era che fare lo scienziato rendesse possibile trascendere il dolore e l'incertezza della vita comune. Comprendere le leggi della natura significava essere connessi a un aspetto dell'universo più duraturo e meraviglioso dei fugaci sforzi dell'esistenza umana». (Lee Smolin, astrofisico)

Mi piace, questa - se vogliamo 'ingenua' - ammissione dell'ardore e della passione che reggono una vita  che sia dedicata a qualcosa. Perché, ancora una volta, queste parole sono la testimonianza che, dentro a una simile dedizione, giace la tensione a ciò che è oltre. Giace la radice di ciò che siamo...

SB

mercoledì 20 gennaio 2010

IL CAMPO DI GRANTURCO

Il 5 ottobre 1941 venne pubblicato, su 'Il Messaggero' un racconto, scritto da colui che era all'epoca uno dei collaboratori del quotidiano: Cesare Pavese.
Il racconto si intitola 'Il campo di granturco'.

"Il giorno che mi fermai ai piedi di un campo di granturco e ascoltai il fruscio dei lunghi steli secchi mossi dall’aria, ricordai qualcosa che da tempo avevo dimenticato. Dietro il campo, una terra in salita, c’era il cielo vuoto. “Quest’è un luogo da ritornarci”, dissi, e scappai quasi subito, sulla bicicletta, come se dovessi portare la notizia a qualcuno che stesse lontano. Ero io che stavo lontano, lontano da tutti i campi di granturco e da tutti i cieli vuoti. Quel giorno fu un campo; avrebbe potuto essere una roccia impendente sopra una strada, un albero isolato alla svolta di un colle, una vite sul ciglio di un balzo. Certi colloqui remoti si rapprendono e concretano nel tempo in figure naturali. Queste figure io non le scelgo: sanno esse sorgere, trovarsi sulla mia strada al momento giusto, quando meno ci penso. Non c’è persona di mia conoscenza che abbia un tatto come il loro.
Quel che mi dice il campo di granturco nei brevi istanti che oso contemplarlo, è ciò che dice chi si è fatto aspettare e senza di lui non si poteva far nulla. “Eccomi”, dice semplicemente chi si è fatto aspettare, ma nessuno gli toglie lo sguardo astioso che gli viene gettato come a un padrone. Invece, al cielo tra gli steli bassi do un’occhiata furtiva, come chi guarda di là dall’oggetto quasi in attesa che questo si sveli da sé, ben sapendo che nulla ci si può ripromettere che esso già non contenga, e che un gesto troppo brusco potrebbe farne traboccare malamente ogni cosa. Nulla mi deve quel campo, perché io possa far altro che tacere e lasciarlo entrare in me stesso. E il campo, e gli steli secchi, a poco a poco mi frusciano e mi si fermano nel cuore. Tra noi non occorrono parole. Le parole sono state fatte molti anni fa.
Quando veramente? non so. E nemmeno so che cosa potevano essersi detto, un campo di granturco e un ragazzo. Ma un giorno mi ero certo fermato – come se con me si fermasse il tempo – e poi il giorno dopo, e un altro ancora, per tutta una stagione e una vita, davanti a un simile campo; e quello era stato un limite, un orizzonte familiare attraverso cui le colline, basse tant’erano remote, trasparivano come visi a una finestra. Ogni volta che avevo osato un passo dentro la selva gialla, il campo doveva avermi accolto con la sua voce crepitante e assolata; e le mie risposte erano state i gesti cauti, a volte bruschi, con cui scostavo le foglie taglienti, mi chinavo ai convolvoli, e di là dagli steli alti ficcavo lo sguardo al vuoto del cielo. C’era in quel crepitio un silenzio mortale, di luogo chiuso e deserto, che schiudeva nel cielo lontano una promessa di vita ignota, impervia e seducente come le colline.
Che il tempo allora si sia fermato lo so perché oggi ancora davanti al campo lo ritrovo intatto. E’ un fruscio immobile. Capisco d’avere innanzi una certezza, di avere come toccato il fondo di un lago che mi attendeva, eternamente uguale. L’unica differenza è che allora osavo gesti bruschi, penetravo nel campo gettando un grido alle colline familiari che mi pareva mi attendessero. Allora ero un bambino, e tutto è morto di quel bambino tranne questo grido.
La stagione di quel campo è l’autunno, quando tutti si ridesta nelle campagne dietro ai filare di granturco. Si odono voci, si fanno raccolti, di notte si accendono fuochi. L’immobilità del campo contiene anche queste cose, ma come a una certa distanza, come promesse intravedute tra i rami. Il dissecarsi delle foglie apre sempre maggiori tratti di cielo, rivela più nudamente le colline lontane. Si pensa anche a quel che c’è dietro, e alle presenze notturne sul ciglione della selva. Sale a volte nel ricordo il crepitio delle foglie gialle, e sgomenta come il trapestare di un passo ignoto e temuto, come il dibattersi di una lotta. Ormai, nella distanza, sono una cosa sola i falò notturni sui colli e l’imbrunire fra gli steli vaghi del campo. Rassicura soltanto il pensiero che chi si è buttato a terra nascondendosi è il ragazzo, e che dagli steli pendono grosse pannocchie che i contadini verranno a raccogliere domani. E domani il ragazzo non ci sarà più.
Queste cose accadono ogni volta che mi fermo davanti al campo che mi aspetta. E’ come se parlassi con lui, benché il colloquio si sia svolto molti anni fa e se ne siano perdute anche le parole. A me basta quell’occhiata furtiva che ho detto, e il cielo vuoto si popola di colline e di parvenze."


A quanti è accaduto di incontrare - come fece Pavese - un proprio campo di granturco...?


SB

domenica 27 dicembre 2009

IDENTITA' E VITA_2

l'immagine della molecola di DNA
ottenuta per diffrazione a raggi X (inizio anni '50)



Quando, negli anni Quaranta, al grande fisico Erwin Schroedinger - uno dei fondatori della meccanica quantistica - chiesero quale fosse il valore delle scienze naturali, egli rispose nel modo seguente:
"Il loro obiettivo, scopo e valore è il medesimo di ogni altra branca dell'umano sapere. Anzi, nessuna di queste branche - da sola - ha uno scopo o un valore, ma solo l'unione di tutti i rami del sapere ha un significato o un valore, e questo può essere definito abbastanza semplicemente. E' di obbedire al comandamento dell'oracolo di Delfo:
Γνῶθι σεαυτόν, conosci te stesso."


... 'Ed io, che sono?' (G. Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia)
Che cosa significa, per ognuno di noi, 'conoscere se stessi'..?

SB


giovedì 24 dicembre 2009

S. NATALE



"C'è evento soltanto là dove non si attende, dove non si può più attendere, dove la venuta di quel che arriva interrompe l'attesa."
(J. Derrida)


Buon Natale...


SB

domenica 20 dicembre 2009

EVENTO


"Quella notte si è stesa sul mondo come milioni di altre notti, eppure essa ha cambiato per sempre il tempo in prima e in poi." (P. Chiara)


Il segno di un evento...


SB


giovedì 17 dicembre 2009

DETTAGLI

“Il corpo è davanti a un quadro. A un tratto un dettaglio ci attira tanto da farci avvicinare. L’intero quadro diventa resto. Il dettaglio è l’isola del quadro. Il quadro scompare. Lo ha inghiottito il buio. Resiste solo il dettaglio che ti ha fatto cenno.

Ora è un mondo.”


(A. Anedda, La vita dei dettagli)



Milano, Palazzo Reale, 10 Novembre 2009...

mercoledì 16 dicembre 2009

CERCARE

«Il nostro scopo è il cercare stesso. Che cos'altro è il cercare se non il più persistente essere vicino a qualcosa che si nasconde, qualcosa a partire dalla quale proviene ogni bisogno e si accende ogni esultanza? Il cercare stesso è lo scopo e, nel contempo, il ritrovamento»

(M. Heidegger)

Difficile, specialmente negli anni della scuola, credere che 'quello' (il cercare, appunto) sia lo scopo, invece della consolazione del voto. Perché nel non-finito della ricerca siamo sempre disturbati da un ronzìo che ci accompagna, da una voce che preferiremmo mettere a tacere nell'illusione dell'esistenza della parola 'fine'.
Ma siamo poi davvero convinti che sia quel muto silenzio ciò che desideriamo?

SB